GENERALITA’ – DM14092005 Norme tecniche costruzioni (ex testo unico)

CAP.6.1.1. GENERALITA’
Nel presente paragrafo vengono definiti i carichi, nominali e/o caratteristici, relativi a costruzioni per uso civile o industriale. È richiamata l’attenzione del Progettista alla varietà delle opere considerate in questo Capitolo e della loro destinazione d’uso: la descrizione e la definizione dei carichi devono essere dichiarate dal Progettista e dal Committente nella Relazione generale dell’opera. Quando si abbia un cambiamento della destinazione d’uso e/o si alteri la configurazione degli spazi interni, ovvero venga modificata la distribuzione dei carichi permanenti portati, occorre verificare nuovamente la sicurezza dell’opera, anche in considerazione delle indicazioni del Capitolo 9. Le azioni permanenti e quasi-permanenti legate all’azione gravitazionale sono determinate a partire dalle dimensioni geometriche e dalle caratteristiche di densità o di massa volumica dei materiali di cui è composta la costruzione sia nelle parti strutturali che in quelle non strutturali: i pesi specifici ed i carichi convenzionali pertinenti devono essere definiti a partire da fonti riconosciute o dalle indicazioni dei paragrafi 6.1.2 e 6.1.3. Le azioni variabili, ovvero i carichi legati all’esercizio dell’opera. dovranno essere determinati per ognuno degli scenari di contingenza identificati per la struttura in esame. Nei paragrafi seguenti, sono fornite indicazioni sui valori dei carichi variabili da utilizzare nelle costruzioni: tali valori sono da considerare come valori nominali minimi, che il Progettista deve accettare o variare responsabilmente. Va ricordato che l’assunzione di un carico più elevato, va a vantaggio della flessibilità d’uso dell’opera nella sua vita di progetto. Il Progettista deve dichiarare esplicitamente il valore delle azioni assunte a base di progetto, secondo le indicazioni del Committente e le prescrizioni delle presenti norme, con specifico riferimento alla filosofia di verifica della sicurezza e delle prestazioni attese del Capitolo 2. Il Progettista deve considerare scenari connessi ad eventi rari, quali concentrazioni di persone e cose, che possono realisticamente prevedersi. Tra le situazioni, dovranno anche essere opportunamente considerate scenari legati ai processi di manutenzione dell’opera, in cui saranno previste configurazioni strutturali e condizioni di carico speciali. Carichi legati ad apparecchi specifici ed impianti pesanti devono essere definiti in accordo con il Committente e dichiarati nella Relazione generale dell’opera. I carichi saranno considerati agire staticamente, salvo casi particolari in cui gli effetti dinamici dovranno essere debitamente valutati. In tali casi, a parte quanto precisato nei regolamenti specifici ed in mancanza di analisi dinamiche, i carichi indicati nel seguito verranno adeguatamente maggiorati a cura del Progettista per tenere conto, in un’analisi statica equivalente, dell’amplificazione per gli effetti dinamici. Per particolari tipologie strutturali, quali ad esempio gli edifici alti, assumono specifico rilievo le modalità e la successione di applicazione dei carichi, anche in considerazione del processo costruttivo. L’evoluzione conseguente e progressiva dello stato di sollecitazione e deformazione deve essere opportunamente valutato. Tra tutte le costruzioni, per gli edifici è particolarmente stringente il requisito della robustezza, essendo tale categoria di strutture soggette ad essere occupate da un alto numero di persone ed essendo sede delle più disparate attività, svolte frequentemente in modo non organizzato e non controllato. Per tale scopo, gli edifici devono essere progettati in modo che il sistema strutturale principale possa sopportare danneggiamenti locali senza subire un collasso totale; gli edifici devono avere un degrado delle prestazioni di resistenza proporzionale alla causa che lo ha provocato. Questo requisito deve essere raggiunto essenzialmente attraverso un’organizzazione degli elementi strutturali che mantenga resistenza e stabilità allo schema principale attraverso un trasferimento dell’azione da qualunque regione strutturale danneggiata a quelle vicine: ciò può essere raggiunto fornendo sufficiente continuità, iperstaticità, duttilità alle parti che compongono l’edificio. In questo modo, si dovrà anche evitare la diffusione del danneggiamento da una regione limitata della struttura ad una parte significativa o addirittura a tutto organismo strutturale, secondo la cosiddetta modalità di collasso progressivo. Tale modalità di collasso, ed in generale la propagazione del danno, sarà raggiunta anche attraverso opportuna compartimentazione dell’organismo strutturale. In fase di progetto, la robustezza dell’opera deve essere saggiata imponendo, singolarmente, le seguenti cause: a) carichi nominali, arbitrari ma significativi per lo scenario considerato, al fine di saggiare il comportamento
complessivo: è necessario considerare comunque disposta secondo una direzione orizzontale, una frazione dei carichi agenti in direzione verticale; tale frazione, se non altrimenti dichiarato dal Progettista, è assunta pari all’1% per costruzioni con altezza inferiore a 100 metri; allo 0.1% per altezza oltre 200 metri; a percentuale interpolata per altezze intermedie;
b) assenza di elementi strutturali, per valutare le conseguenze della loro perdita a prescindere dalla causa, al fine di
individuare quelli critici. Queste valutazioni possono evidenziare anche errori nella concezione dello schema strutturale. Per assicurare una resistenza locale minima agli elementi di superficie comunque disposti (orizzontamenti quali solai, pareti verticali esterne o interne, coperture piane o inclinate, …) della struttura, i1 Progettista dovrà sviluppare una verifica separata con un carico localizzato che, se non altrimenti stabilito, sarà pari a 2 kN su un’impronta quadrata di 0,05 m di lato.
Analisi specifiche devono essere dirette a valutare cambiamenti dimensionali dei componenti strutturali e della struttura
nel suo complesso, in particolare per azioni legate alle variazioni di temperatura (3.4). Questo al fine di:
a) dimensionare i giunti fra te differenti parti della costruzione;
b) evitare alterazioni geometriche irreversibili;
c) evitare danneggiamenti, quali fessurazione;
d) evitare l’insorgere di stati di coazione non preventivati;
e) garantire la durabilità dell’opera.

Il testo integrale e definitivo delle Norme Tecniche per le Costruzioni è stato pubblicato nel Supplemento Ordinario n.159 della gazzetta ufficiale n. 222 del 23.09.2005.
Data di entrata in vigore: 23 ottobre 2005.

Decreto Ministeriale 14/09/2005 (Gazzetta ufficiale 23/09/2005 n. 222) Norme Tecniche per le Costruzioni (ex “Testo unico” delle Norme Tecniche per le Costruzioni)- SCARICA PDF
Scarica il testo del decreto dal sito Ufficale della Gazzetta Italiana

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